Spegni, salva e rimorchia: in viaggio con i pompieri della ferrovia
29.04.2026 24 min
Zusammenfassung & Show Notes
Lo sapevate che anche le FFS hanno i propri pompieri? E che, come i pompieri, hanno un camion cisterna che però funge anche da mezzo di soccorso? Che, ovviamente, non viaggia su strada ma lungo i binari? FFS Intervento è questo e molto altro. Scopritelo insieme a noi nella nuova punta del podcast FFS.
Transkript
Scatta l’allarme, suonano i cellulari
e i pager dei nostri collaboratori
e loro devono essere pronti
ad intervenire,
quindi a partire in cinque minuti.
- Notevole.
- Sì, una prestazione non trascurabile.
Le FFS vi danno il benvenuto
nel loro podcast
e vi augurano un piacevole viaggio.
Buongiorno e benvenute e benvenuti
a una nuova puntata del podcast FFS.
Il mio nome è Patrick Walser
e oggi vi accompagnerò di nuovo
dietro le quinte del mondo ferroviario.
La scorsa volta abbiamo indagato
la stazione di Lugano.
Oggi andiamo a scoprire
il mondo di Intervento FFS,
i pompieri della ferrovia.
Cosa fanno? Di cosa si occupano?
Chi sono? Come viaggiano?
Forse avete già visto
il grande treno rosso
che circola a volte
sulle nostre linee.
Per scoprire da vicino
l’unità di Intervento
abbiamo oggi come ospite Filippo Boo,
responsabile della Regione Sud.
- Buongiorno Filippo.
- Buongiorno Patrick.
Ho brevemente accennato al tuo ruolo,
di cosa ti occupi di preciso?
Come hai già detto,
sono il responsabile di superficie
per la superficie Sud di Intervento
e il mio ruolo è garantire
la prontezza operativa
delle quattro sedi a me attribuite,
quindi Melide, Biasca,
Erstfeld e Rotkreuz.
Garantisco la prontezza
grazie al mio team direttivo,
alla collaborazione con loro,
e quindi rendiamo possibile
il fatto che loro possano intervenire
in caso di eventi
sulla rete ferroviaria,
garantendo che abbiano
il materiale, i mezzi, il personale
e la formazione necessaria a farlo.
Quale percorso professionale
ti ha portato a questo lavoro?
Perché non è un lavoro così scontato,
non è per tutti.
Dal 2012 al 2014
ho lavorato presso l’Esercito
come ufficiale di professione.
Durante questo percorso
ho frequentato l’Accademia militare
e ho conseguito
un Bachelor in Scienze politiche.
Nel 2024 ho deciso che era il momento
di cambiare direzione,
ho cercato nuovi orientamenti
e ho trovato questa offerta
come responsabile di superficie
di Intervento.
Perché questa scelta?
L’ambito pompieristico, delle luci blu,
come pure l’ambito ferroviario,
mi affascinano da sempre.
Sono sempre stato attratto
dal poter fare qualcosa di tangibile,
concreto, per le persone
che ne hanno bisogno.
E ho visto anche l’opportunità
di passare dall’ambito militare,
dove ci si prepara
per un caso ipotetico,
all’ambito delle luci blu,
del lavoro professionistico,
dove il frutto del lavoro
si riscontra immediatamente
nell’aiuto che viene dato
alle persone in difficoltà.
Inoltre, le FFS mi hanno sempre attratto
come datore di lavoro
e quindi ho deciso
di fare questo cambiamento.
Effettivamente,
di cosa si occupa Intervento?
Io ho detto all’inizio
«i pompieri della ferrovia»,
con questo treno rosso scintillante,
che dopo approfondiremo,
ma qual è il vostro compito,
il vostro lavoro?
Siamo i pompieri della ferrovia
ma siamo soprattutto specialisti
di salvataggio nella ferrovia.
Il nostro compito è risolvere
le perturbazioni
all’esercizio ferroviario
in loco e in maniera sicura
per tutte le persone coinvolte,
garantendo al contempo la puntualità
e la sicurezza dei nostri viaggiatori.
Interveniamo per qualsiasi perturbazione
che può prodursi sulla rete ferroviaria
partendo da un animale
in prossimità dei binari,
fino ad arrivare a un incendio
di un treno viaggiatori.
Per fare questo ci sono attribuiti
cinque compiti principali.
La condotta di eventi,
dove garantiamo la collaborazione
tra gli organi interni delle FFS
e i partner esterni,
quindi polizia,
ambulanze e via dicendo.
Abbiamo la risoluzione
delle perturbazioni,
quindi riparazioni di danni
o di problemi alla rete.
Abbiamo la rimessa sul binario,
nel caso di deragliamenti.
Gli interventi
relativi alle merci pericolose,
dove collaboriamo a stretto contatto
con i pompieri comunali o cantonali.
E infine abbiamo
la lotta contro il fuoco,
la vera e propria
attività pompieristica.
Tutta questa ampia paletta di interventi
o di possibili impieghi
fa sì che veniamo allarmati
oltre 10 000 volte all’anno
in tutta la Svizzera.
Che sono tantissime, effettivamente.
Sono tante, sì,
ridistribuite su 15 sedi.
Avrete un servizio di picchetto
perché dovete essere
sempre raggiungibili e sempre operativi.
Sì, abbiamo due modelli di lavoro,
relativamente alle sedi.
Abbiamo un modello di 5 per 24,
dove i collaboratori
sono presenti in sede
dal lunedì al venerdì, 24 ore su 24,
e poi su chiamata, su picchetto
durante il weekend.
Poi abbiamo il modello 7 per 24,
dove i collaboratori
sono presenti in sede
24 ore su 24, 7 giorni su 7.
In più abbiamo
tre livelli diversi di condotta:
il livello di condotta 1,
per eventi di piccola portata,
che viene garantito dal capo impiego
in servizio presso le sedi.
Abbiamo il livello di condotta 2,
per eventi con portata regionale
in collaborazione con gli enti esterni,
garantito dai responsabili di sede
o di superficie.
Questo è veramente su picchetto,
quindi siamo raggiungibili
sull’arco di una settimana
e possiamo intervenire
qualora necessario.
Poi abbiamo il livello di condotta 3,
per gli eventi che hanno
portata nazionale o internazionale.
Questo è garantito dai membri
della direzione di Intervento.
È un pool di 10 persone
che entra in gioco quando è necessario.
Un esempio tipico di evento
del livello di condotta 3
è il deragliamento nella galleria
di base del San Gottardo del 2023.
Di cui parleremo
più approfonditamente tra poco.
L’abbiamo detto all’inizio:
fate capo a un treno particolare,
questo treno rosso, di spegnimento
e salvataggio, che scopriremo tra poco.
Quali altri mezzi utilizzate
per il vostro lavoro, per intervenire?
Ogni sede dispone
del treno di spegnimento e salvataggio.
Dopodiché abbiamo
una flotta di veicoli su gomma.
Quindi abbiamo per ogni sede
due veicoli di capo intervento,
che permettono ai nostri ufficiali,
ai nostri collaboratori,
di recarsi via strada sul luogo
dell’evento, qualora necessario.
Abbiamo molto materiale pompieristico,
quindi per lo spegnimento,
ma anche tipicamente ferroviario,
quindi per la rimessa sul binario
di eventuali treni deragliati.
Adesso stiamo ricevendo
anche il nostro nuovissimo veicolo
di primo intervento,
che è una mini autobotte,
anche dotata di altro materiale,
che ci permette di intervenire
in caso di piccoli eventi
senza dover per forza utilizzare
il treno di spegnimento e salvataggio,
andando quindi a risparmiare
il consumo di diesel, e contribuendo
anche alla strategia
di sostenibilità delle FFS.
Inoltre,
stiamo elettrificando sempre di più
la nostra flotta su gomma.
Tu sei responsabile per la Regione Sud.
Quante sedi e quanti collaboratori
occupa la Regione Sud?
A livello svizzero
abbiamo circa 350 collaboratori,
organizzati nella Direzione,
la centrale operativa,
un nucleo di sviluppo e operazioni.
Poi abbiamo 4 superfici,
15 sedi in totale.
E per quanto concerne
la superficie Sud,
abbiamo 4 sedi, 110 collaboratori circa.
In Ticino, andando
ancora più nel dettaglio, siamo in 64.
24 collaboratori
presso la sede di Melide,
39 presso la sede di Biasca e poi io.
Perché sono state scelte
Biasca e Melide?
Biasca e Melide sono state scelte
per avere la disponibilità
di mezzi di intervento
nei pressi dei portali dei due tunnel
più importanti della nostra regione,
la galleria di base del Ceneri
e la galleria di base del San Gottardo.
Ed è un requisito che è stato posto
dall’Ufficio federale dei trasporti
per poter procedere con l’apertura
e con l’esercizio delle due gallerie.
Filippo, raccontaci una giornata tipo
del pompiere della ferrovia.
Prima faccio un piccolo excursus
sulla particolarità delle nostre sedi.
Le nostre sedi sono organizzate come
vere e proprie caserme dei pompieri.
Quindi, al di là di uffici,
magazzini, spogliatoi, docce,
abbiamo una vera e propria
zona di vita in comune.
Quindi abbiamo la sala relax,
dove i collaboratori, dopo il turno,
si trovano per giocare a carte
o passare del tempo assieme.
Abbiamo la sala fitness,
per mantenerci costantemente pronti
a svolgere il lavoro fisico
che ci viene richiesto.
Abbiamo una cucina, dove i collaboratori
mangiano due volte al giorno.
Abbiamo contratti con le case anziani
per la fornitura della sussistenza.
La giornata tipo comincia alle 6.30,
con l’entrata in servizio.
I collaboratori si cambiano
e procedono con i primi lavori,
i primi controlli tecnici al treno
o i lavori di preparazione.
Alle 7.00 c’è un briefing per discutere
le particolarità della giornata.
Vengono attribuiti i veicoli
e i ruoli ai collaboratori.
Poi la mattina e il pomeriggio
si svolgono in modo abbastanza analogo.
Ci sono delle formazioni,
i collaboratori possono svolgere
le attività che vengono loro attribuite
o sono pronti su chiamata a intervenire
qualora ci fosse necessità.
Al pomeriggio c’è un altro briefing
dove si fa il punto della situazione,
si definisce il prosieguo dei lavori.
Poi prima della cena
c’è il briefing serale,
per raccogliere eventuali punti aperti
da passare al turno successivo.
La sera poi si va nel «tempo libero»,
dove i collaboratori
possono guardare un film,
giocare assieme a carte,
passare del tempo assieme,
dopodiché dormono in caserma,
ma sempre pronti ad intervenire.
Scatta l’allarme, in quanto tempo
devono essere pronti i collaboratori?
Scatta l’allarme, suonano i cellulari
e i pager dei nostri collaboratori
e loro devono essere
pronti a intervenire,
quindi a partire, in 5 minuti.
- Notevole.
- Sì, una prestazione non trascurabile.
È una seconda casa: le tue colleghe
e i tuoi colleghi hanno due dimore,
una tutti insieme e una per la famiglia.
Assolutamente, si può dire
che hanno anche due famiglie,
perché, volenti o nolenti,
la vita in comunità crea dei legami
che non si trovano
in altre unità organizzative.
Si crea una vera e propria
vita di famiglia.
Questi turni di 24 ore hanno anche
effetti importanti sulla vita privata.
Come si abbina la vita privata
a quella professionale in questi casi?
Serve chiarezza fin da quando si sceglie
di intraprendere questa carriera,
perché ci sono dei lati positivi
ma c’è anche il rovescio della medaglia.
Il lato positivo è che per gran parte
del nostro personale è sempre venerdì,
perché loro entrano in servizio,
lavorano le loro 24 ore
e qualora non ci fossero formazioni
pianificate o attività particolari,
hanno 48 ore libere.
Questo dà un sacco di tempo
da poter consacrare alla famiglia,
vedere i propri figli crescere,
magari anche incastrare
la propria attività
con l’occupazione a tempo parziale
della partner o del partner.
Il rovescio della medaglia
è che quando si lavora,
quando si è di turno,
non si torna a casa
la sera e la notte a dormire.
Quindi deve esserci chiarezza da subito,
con la partner o il partner,
che quando si lavora, la notte
non si è a casa, non si può aiutare,
e si lavora anche spesso il weekend.
Quindi bisogna prendere in conto
sia i lati positivi
che quelli meno positivi
di questo modello di lavoro.
- Patti chiari e amicizia lunga.
- Esattamente.
Se qualcuno che adesso
ci ascolta da casa
si fosse interessato a questo lavoro,
cosa dovrebbe fare?
Che formazione dovrebbe avere
per diventare prima un milite
e poi per entrare
in questo interessante sistema?
Non ci sono requisiti fissi
per quanto riguarda il lavoro
che si è imparato prima.
Non c’è un requisito particolare,
un indirizzo di studio
o professionale richiesto.
Quella che però viene favorita
è un’affinità con il mondo pompieristico.
Se si fa già parte
di un corpo pompieri nel privato
o se si ha l’intenzione di farne parte,
si andrà piuttosto
a priorizzare questi candidati.
Inoltre deve esserci un certo interesse
per la guida di un treno,
perché tutti i nostri militi,
fino al grado di sergente,
guidano il treno,
sono sia macchinisti che pompieri.
Ne abbiamo parlato in apertura,
anche poco fa:
il TSS,
il treno di spegnimento e salvataggio,
è il fiore all’occhiello
dell’unità di Intervento
delle Ferrovie federali svizzere.
Andiamo a scoprirlo da vicino.
Non con Filippo in questo momento,
ma con Omar Vanolli,
sergente maggiore
e responsabile materiale
presso il centro d’intervento di Melide.
Siamo qui
alla centrale d’intervento di Melide
per scoprire da vicino
il treno di spegnimento e salvataggio.
Ad accompagnarci,
spiegarci, illustrarci
e portarci all’interno
di questo treno speciale delle FFS
abbiamo Omar Vanolli,
sergente maggiore di Intervento.
Omar, raccontaci questo treno
di spegnimento e salvataggio.
Il treno di spegnimento e salvataggio,
nel nostro caso il 18,
quindi è l’ultimo della famiglia,
è composto da quattro veicoli.
Possiamo immaginarcelo diviso a metà,
quindi due veicoli compongono
la parte di spegnimento
e due veicoli compongono
la parte di salvataggio.
Il primo veicolo
della parte di spegnimento
è il veicolo materiale.
Come dice il nome,
il suo interno è pensato
per trasportare il materiale che serve
per svolgere i nostri interventi.
Arriviamo poi al veicolo cisterna.
Intuitivamente, è una cisterna d’acqua
con una capacità di 45 000 litri,
che ci permette di effettuare
gli interventi di spegnimento.
Alle loro teste entrambi i vagoni,
cisterna e materiale,
hanno dei cannoni sul tetto.
Possono spruzzare acqua
con una portata
di 2400 litri al minuto a 8 bar
e abbiamo dei cannoni
un po’ meno prestanti
che garantiscono 800 litri al minuto,
anche loro a 8 bar.
Se partiamo dal presupposto
che abbiamo 45 000 litri d’acqua,
che sembrano tanti, sono tanti,
ma con le prestazioni
di questi utilizzatori
l’acqua potenzialmente
la esauriamo in pochissimo tempo.
Sembra tanta, ma di fatto è poca.
Passiamo alla parte di salvataggio.
Abbiamo due vagoni salvataggio
perfettamente uguali,
dentro i quali
vengono salvate le persone.
Con una capienza di 60 persone a vagone,
possiamo evacuare fino a 120 persone.
In questi container, in questi vagoni,
l’ambiente è pressurizzabile.
Cioè abbiamo aria pulita,
la gente può respirare normalmente.
A differenza di un pompiere,
che quando va nel fumo
indossa l’apparecchio
per proteggere la respirazione,
con tanto di maschera
e bombole sulla schiena,
alle persone non possiamo dare
lo stesso trattamento.
Loro possono stare comodamente
all’interno di questi vagoni
e avere l’aria respirabile.
Operiamo anche dei salvataggi,
quindi veniamo anche coadiuvati
dal personale del 144
se c’è da operare su feriti
o su persone che hanno bisogno
di un aiuto in questo senso.
Il treno in sé ha una trazione diesel,
quindi su otto carrelli
ne abbiamo sei
trazionati da motore diesel.
Questo è dato da una scelta tecnica,
visto che dobbiamo intervenire sempre
e comunque in qualunque situazione.
Se siamo in una situazione
dove la corrente di trazione non c’è più
o il filo della linea di contatto
è caduto,
noi dobbiamo comunque poter intervenire.
Quindi la scelta della trazione diesel
è data da una questione di efficienza.
È un treno
che è sia un camion dei pompieri
sia un’ambulanza, giusto?
È corretto, sì. Svolge
entrambe le funzioni e altre in più,
perché ci permette anche
di rimorchiare eventuali treni
che devono essere rimossi dalla rete.
Quando vedrete
un treno rosso particolare sui binari,
saprete che è il TSS.
Agosto 2023. Passiamo a un caso pratico,
perché abbiamo parlato tanto di teoria.
È molto interessante
scoprire il vostro lavoro.
Ma vediamo come mettete in pratica
quello che imparate,
quello che sapete fare molto bene.
Agosto 2023, deragliamento
nella galleria di base del San Gottardo.
Treno merci, per fortuna nessun ferito,
nessuna conseguenza umana.
Un danno inestimabile o, meglio,
stimabile, purtroppo molto alto.
I primi a entrare, a intervenire,
siete stati voi.
Com’è andata? Cosa è successo?
Nel caso di un evento, all’inizio,
appena si verifica un evento sulla rete,
il personale coinvolto,
il primo collaboratore FFS
che vede quello che si è prodotto,
allarma la centrale d’esercizio.
In questo caso
è stata allarmata quella di Pollegio,
che ha aperto un caso e ha informato
la nostra centrale operativa.
La nostra centrale operativa,
in base all’annuncio che riceve
e ai mezzi disponibili,
procede a mettere in allarme
i nostri collaboratori e i nostri mezzi.
Per quanto riguarda
la galleria di base del San Gottardo
c’è già un manuale di intervento.
Quindi chi interviene, quando,
è già definito.
In questo caso sono state allarmate
le sedi di Biasca e di Erstfeld,
per entrare all’interno del tunnel
e andare a risolvere l’evento,
e le sedi di Melide e Rotkreuz
per essere pronti,
in qualità di supporto,
per andare a coprire
il territorio lasciato scoperto
dall’impiego di Biasca e di Erstfeld.
Una volta allarmate le sedi, il tutto
si è poi svolto su due binari paralleli.
Abbiamo il binario proprio del fronte,
quindi i treni
di spegnimento e salvataggio
sono andati a quelli
che si chiamano «meeting point»,
dove arrivano poi i membri
delle organizzazioni di salvataggio,
i nostri partner, quindi polizia,
ambulanza e pompieri,
che salgono sul treno
e poi entrano all’interno del tunnel.
À côté
c’è tutto l’ambito della condotta,
quindi si creano degli stati maggiori,
delle organizzazioni,
che raccolgono le informazioni,
definiscono il prosieguo dei lavori
e poi danno i compiti
al personale impiegato sul luogo.
Una volta giunti sul luogo,
i nostri capi intervento
si sono fatti rapidamente
un’idea della situazione,
si sono resi conto che l’evento
era un po’ più corposo
di quello che avevamo compreso
inizialmente.
Poi hanno cominciato con i lavori
di messa in sicurezza
del personale coinvolto,
messa in sicurezza
della zona dell’evento
e sgombero della galleria.
I lavori di sgombero della galleria
sono durati oltre un mese.
È stata portata fuori la merce,
sono stati tagliati i vagoni,
portati all’esterno.
Poi è passato tutto
in una fase di cantiere,
dove si è proceduto con la rimessa
in esercizio della galleria,
la rimessa in funzione
dell’infrastruttura vera e propria,
che era stata danneggiata.
Questo è un caso eccezionale, enorme,
di portata internazionale.
Sono cose che per fortuna
viviamo raramente.
Raccontaci qualche aneddoto interessante
sulla quotidianità del vostro lavoro.
Come hai detto tu, è stato l’evento
del secolo, che speriamo rimanga tale.
Ma abbiamo anche tanti piccoli eventi,
che magari ci fanno anche sorridere.
Penso ad esempio a un’evacuazione
che abbiamo dovuto svolgere
per un treno viaggiatori
che non funzionava più a Oerlikon,
la sera della vigilia di Natale,
alle 23.00.
I collaboratori della sede di Zurigo
hanno evacuato il treno con il TSS,
sono riusciti a portare i viaggiatori
con il TSS all’aeroporto di Zurigo,
permettendo così a una famiglia,
che doveva prendere un volo per andare
a festeggiare il Natale a New York,
di poter prendere il loro volo e fare
i loro festeggiamenti come volevano.
Abbiamo anche l’evacuazione di un treno
su cui c’era una classe
di scuola elementare.
I bambini sono stati trasbordati
sul treno di evacuazione.
Erano un po’ spaventati
dalla situazione.
Fortunatamente avevamo una riserva
strategica di orsetti di peluche,
che sono stati distribuiti
e hanno contribuito
a calmare un po’ gli animi,
a trasformare questa esperienza
non proprio positiva
in un bel ricordo
anche per questi bambini.
Poi abbiamo tanti eventi
anche con gli animali.
Penso al soccorso
di un vitellino appena nato
che si trovava sui binari,
è stato raccolto con il treno
di salvataggio e spegnimento.
I collaboratori della sede di Erstfeld,
in collaborazione con la polizia,
hanno cercato il proprietario
a cui hanno potuto riconsegnarlo.
O alla famiglia di oche
che abbiamo dovuto far uscire
dal tunnel dell’Eppenberg e che
ha potuto riprendere la propria vita.
Mi permetto anche
un piccolo aneddoto personale,
che è quello che ho vissuto
fin dal primo giorno
in cui sono entrato
a far parte di Intervento
ed è questa passione e questa dedizione
che c’è in ogni collaboratore
di Intervento.
C’è questa voglia di aiutare le persone
nel momento di difficoltà,
questa affinità col mondo delle luci blu
che muove ogni singolo collaboratore
e che fa in modo che sia veramente
una squadra affiatata,
nonostante siamo diversi
a livello culturale,
sparsi in tutta la Svizzera,
con diverse lingue.
Ma la missione, l’obiettivo finale,
è garantire la sicurezza
e la stabilità del traffico ferroviario.
Colgo l’occasione per ringraziare anche
tutti i collaboratori di Intervento,
che ogni giorno si mettono in gioco
e ogni giorno,
magari un po’ dietro le quinte,
garantiscono che,
qualora ci sia un problema,
si possa ritornare, il più sicuramente
e il più in fretta possibile,
all’esercizio normale.
- Una vocazione, effettivamente.
- Assolutamente, sì.
Grazie anche da parte mia
alle colleghe e ai colleghi
che ogni giorno vegliano sulle persone
ma anche sugli animali,
sulla nostra grande rete ferroviaria
in Svizzera.
Siamo giunti
al termine di questa puntata.
Io vi ringrazio per aver preso parte,
per averci ascoltati.
Speriamo di avervi dato
informazioni in più,
che non conoscevate,
sul mondo ferroviario e su Intervento.
Grazie a Filippo Boo per essere stato
con noi e alla prossima puntata.
Grazie mille.
Questo podcast
termina qui la propria corsa.
Vi preghiamo di scendere dal treno.
Arrivederci e a presto.