Una giovane 150enne: dietro (e dentro) le quinte della stazione di Lugano
04.03.2026 25 min
Zusammenfassung & Show Notes
La stazione di Lugano vide la luce nel lontano 1880 e nel corso degli anni è stata sottoposta ad alcuni lifting: oggi è la Terrazza del Ticino e guarda già al futuro. Massimo Camponovo, responsabile del centro viaggiatori, e Michele Radicati, capoprogetto del nuovo sottopasso Besso, ci portano nelle viscere di un luogo di transito, di un punto di partenza ma anche di arrivo, di uno spazio cittadino in cui si respirano musica, cultura e vita.
Transkript
Lugano si differenzia
dalle altre località in Ticino
un po' per la sua frenesia,
cioè le persone che ci lavorano…
Lugano è Lugano.
Una piccola Milano,
tutti hanno fretta.
Le FFS vi danno il benvenuto
nel loro podcast
e vi augurano un piacevole viaggio.
Buongiorno e benvenuti
al primo podcast in italiano delle FFS,
un dietro le quinte su ciò che succede
nelle Ferrovie Federali Svizzere.
Oggi parleremo della stazione,
quale luogo di incontro e di vita.
Il mio nome è Patrick Walser,
e lo farò con due ospiti.
È qui il direttore del Centro Viaggiatori
di Lugano, Massimo Camponovo.
- Buongiorno.
- A te, Patrick.
E il capoprogetto generale
del nuovo sottopasso di Besso,
Michele Radicati. Buongiorno.
- Buongiorno.
- Grazie di essere qui.
- Grazie a te.
Una breve cronistoria
su quella che è stata
e sarà la stazione di Lugano.
Inaugurata nel 1880,
ristrutturata nello stabile viaggiatori
tra il 2013 e il 2017,
ha vissuto due gallerie di base,
prima quella del Gottardo nel 2016
e quella del Ceneri nel 2020,
e ha vissuto una svolta qualche mese fa
con l'inaugurazione
del nuovo sottopasso,
ed è proprio per questo
che abbiamo in studio Michele Radicati.
Massimo, tu sei alle FFS da 43 anni,
dal 1999 so che gestisci
la stazione di Lugano,
che hai fatto in questi anni da noi?
Sì, guarda, il vantaggio,
o ciò che apprezzo di più
del mio lavoro svolto in azienda
è che ci sia in tutta la Svizzera.
Ho lavorato per anni
sia nella Svizzera tedesca
e in quella romanda
prima di tornare in Ticino.
Già questa è stata la cosa
che più mi ha attratto,
cioè potermi muovere
e cambiare orizzonti.
Poi ho iniziato
come futuro capostazione,
mi occupavo della regolazione
del traffico ferroviario
quando i treni non erano ancora
a comando remoto
e gli scambi erano mossi
stazione per stazione.
Poi sono passato nel settore HR,
quindi Human Resources.
Da lì, nel settore amministrativo,
mi occupavo dei turni, del personale.
Quando sono tornato in Ticino
ho partecipato ad alcuni progetti.
La scoperta passeggeri,
quindi il traffico passeggeri,
l'ho fatta poco prima
di venire a Lugano.
Mi ricordo il capo che avevo mi disse:
"È il tuo lavoro. Lo fai così bene. Vai".
Quindi mi sono sentito a mio agio
con le persone
e da lì è nata la relationship
con il pubblico passeggeri.
Sei a Lugano da 27 anni,
vuol dire che ti trovi bene.
Sì, non mi immagino altrove a quest'età,
però lavorare e veder crescere
la stazione è stata per me una…
Una bella soddisfazione.
- Sì.
- Certo.
Michele, sei da meno anni alle FFS.
Come ci sei finito?
Nel 2015 vivevo nella Svizzera interna
e mi ero occupato per diversi anni
di progetti infrastrutturali.
Avevo trovato questa offerta di lavoro
presso le ferrovie,
feci un colloquio e andò bene.
Poi cosa successe?
I primi anni l'idea con la mia famiglia
era che avrei fatto il pendolare
tra la Svizzera interna e il Ticino.
Anche mia moglie trovò
una proposta di lavoro di buon livello.
Non era convinta
perché ci trovavamo bene dove vivevamo.
Anche i nostri figli erano già a scuola,
erano in terza elementare.
Decise così di fare il colloquio
e vedere un po' come andava.
Arrivò alla stazione di Lugano,
era una bella giornata
di primavera inoltrata
e uscì dalle scale mobili
nel nuovo atrio,
che era appena finito,
e si trovò il lago con il sole
con quest'acqua che…
Il lago di Lugano
ha un'acqua simile a quella del mare.
È un colore particolare,
particolarmente azzurro.
Disse: "Adesso capisco perché".
Il colloquio andò bene,
poi abbiamo deciso
di trasferirci con la famiglia nel 2018,
quindi da allora
sono pianta stabile in Ticino,
dove abbiamo comprato anche casa.
- Bentornato, o meglio benvenuto al Sud.
- Grazie.
Visto che le tue origini
sono ancora più a Sud rispetto a Lugano,
come tradisce il tuo accento toscano.
Tu sei il capoprogetto generale
del nuovo sottopasso di Besso.
A livello personale
cosa ha significato per te
questo progetto
che è durato quattro anni e mezzo?
Quattro anni e mezzo di vita,
quattro anni e mezzo di progetto,
ha significato confrontarmi
prima di tutto
con un team di persone in gamba,
senza le quali il progetto
non avrebbe avuto vita
e non si sarebbe concluso.
Ha voluto dire
comprendere di più anche i rapporti
che ci sono all'interno
dei vari enti pubblici ticinesi,
quindi entrare più nella società stessa
che gestisce i vari trasporti pubblici,
i finanziamenti
a questi grandi progetti.
Ha voluto dire anche
capire molto le esigenze dei passeggeri,
perché i miei progetti in Ticino
prima erano in zone
con meno afflusso turistico,
quindi anche se grandi progetti,
avevano un minore impatto
sulla clientela.
Ho dovuto anche rivedere
determinate strategie di comunicazione,
di gestione degli stakeholder
per far sì che i disagi
fossero il meno possibile.
- Massimo?
- Dimmi.
Hai iniziato a lavorare alle FFS
43 anni fa ormai,
alla stazione di Lugano nel 1999.
Cosa è cambiato
e come è cambiata questa stazione?
Sì, ci sono arrivato
dopo un lungo peregrinare in azienda,
sempre per le FFS,
nel 1999, come dici bene tu.
Me la ricordo ancora in maniera nitida,
ricordo questa posizione imprendibile,
quindi siamo su, come dicevi bene tu,
un terrazzo che dà uno sguardo
su Lugano e le montagne intorno.
Quando sono arrivato
lo stabile era d'epoca,
quindi aveva più di 100 anni
e si vedevano i segni del tempo,
quindi era di colore…
Non lo ricordo, mi sembrava grigio.
I lavori fatti dal 2013 al 2017
hanno ridato lustro allo stabile,
lo hanno messo in evidenza
per la sua posizione, la sua struttura,
hanno permesso di pulire
delle strutture aggiunte nel tempo
e quindi è cambiata…
La stazione è rimasta la stessa,
ma viene vista
in maniera diversa dal pubblico.
L'hanno anche preparata
per questo sbalzo enorme
che c'è stato a livello
di trasporto pubblico in Ticino.
Due cifre che mi impressionano
sono i transiti dei passeggeri:
nel 2016 erano 8.000 al giorno,
nel 2024 34.000.
Come le sentite queste cifre
al Centro Viaggiatori?
Sì, il numero di passeggeri
è esploso negli ultimi anni
grazie alla popolarità
del mezzo pubblico,
alla sua affidabilità, comfort.
Quello che impressiona
è anche il numero di binari
a disposizione a Lugano:
sono solo quattro.
Quando sono arrivato a Lugano
i binari per i passeggeri erano tre,
se n'è aggiunto uno negli anni,
ma immagina anche la frequenza di treni
come deve essere ben coordinata.
I passeggeri
che arrivano nel Centro Viaggiatori
sono le persone che hanno bisogno
di una consulenza particolare.
Quindi non vediamo più
persone che comprano il biglietto
per una piccola tratta,
per rinnovare un semplice abbonamento,
ma sono consulenze
che si rivolgono ai canali digitali,
viaggi verso l'estero con più cambi,
treni notturni, o consulenze
per avere un prodotto
che permette di viaggiare
col trasporto pubblico in generale.
- Sì.
- Avete un bel ventaglio insomma di…
- Sì.
- Di clientela.
Michele, l'abbiamo detto,
nel dicembre dello scorso anno
abbiamo inaugurato
il nuovo sottopasso pedonale
che congiunge la parte alta
alla parte bassa della città,
un lavoro di quattro anni.
Cosa porta questo nuovo sottopasso,
com'è stato gestire
e coordinare i lavori, ricordo,
ed è impressionante anche questo,
con una stazione ferroviaria
in esercizio?
È stato impegnativo perché il progetto
si è articolato in quattro anni e mezzo.
Il progetto è di tre committenti
quindi c'è il cantone,
la città di Lugano,
ci siamo noi come ferrovia.
Il progetto rappresenta una pennellata,
quindi una piccola parte,
anche se imponente
se uno lo va a visitare,
è una pennellata di un quadro più ampio
che è quello
del comparto della stazione.
Creare un'infrastruttura di questo tipo
in un contesto urbano
con binari e strade
è stato estremamente sfidante,
abbiamo dovuto creare
ponti provvisori ferroviari e stradali
per permettere lo scavo
al di sotto di queste infrastrutture
senza interromperne
necessariamente l'esercizio
se non per quei giorni
strettamente necessari.
Quindi è stato complesso
anche il rapporto con la popolazione
che in qualche modo
ha dovuto subire dei disagi.
Abbiamo avuto ottimi feedback
anche sotto questo aspetto.
Avete fatto una cosa straordinaria:
avete spostato
un edificio da 600 tonnellate
e poi l'avete riportato al suo posto.
Come si può fare una cosa del genere?
Abbiamo dovuto spostare di 40 metri
a nord il vecchio edificio dogane
perché è protetto
dall'Ufficio dei Beni Culturali
per cui non può essere demolito.
È stato tagliato,
le fondamenta sono state tagliate
e sostituite
con degli elementi in acciaio
e poi fatto scivolare su dei binari.
Dopodiché
è ritornato indietro di 30 metri,
così che oggi si trova
in una posizione un po' più a nord
che permette di avere
più spazio tra i due edifici.
Questo è possibile
attraverso una tecnologia
di aziende specializzate
alle quali ci siamo affidati.
È stato anche quello interessante
sotto l'aspetto tecnico,
ha richiesto
più di un anno di preparazione
come lavori di genio civile e solo
mezza giornata per lo spostamento.
Però è stato sfidante anche questo.
Complimenti, è stata una pietra miliare
in tutto questo grande progetto.
Massimo, torniamo al tuo lavoro.
Abbiamo fatto un breve sondaggio
sui nostri social media
per vedere come la clientela vive,
vede, sente la stazione di Lugano.
Un commento ricorrente era:
la gentilezza del personale.
Credo che questo sia un aspetto
di cui andare estremamente orgogliosi.
Come dici tu, ne sono fiero
e mi dà gioia quello che mi dici.
Grazie per averlo condiviso.
Sì, è un aspetto
che reputo molto importante
e sono felice
che collaboratrici e collaboratori
lo mettano in pratica in questo modo.
È importante dare un segno,
essere accoglienti,
essere da sostegno ai nostri clienti.
La stazione quale spazio vitale.
Le stazioni non solo in Ticino,
ma in tutta la Svizzera
negli ultimi anni
non sono più un luogo di transito,
non sono più solo
un luogo di arrivo o di partenza,
sono anche un luogo di sosta,
dove poter bere, mangiare qualcosa
o anche assistere a degli eventi.
Lugano non fa eccezione,
anzi è forse un baluardo in Ticino.
Come la vivi questa situazione
e quali sono i tuoi ricordi
particolarmente felici,
legati a eventi,
mostre o quant'altro?
Sì, direi che Lugano si differenzia
dalle altre località in Ticino
un po' per la sua frenesia,
cioè le persone che ci lavorano…
- Lugano è Lugano.
- Sì, è un po' la Milano in piccolo.
Tutti hanno fretta.
Il fatto che tu arrivi in stazione
e c'è questo panorama
che ti affascina comunque,
anche se lo vedi ogni giorno,
ti fermi un attimo a guardarlo.
Con l'apertura appena avvenuta
del nuovo sottopasso,
ci sono le postazioni sedute,
le panchine.
Siamo ancora agli inizi,
ma gli spazi si stanno completando.
Vedo spesso persone
che aspettano l'autobus
che si fermano a bere il caffè
e intanto guardano il panorama
e poi parlano tra di loro,
è un luogo di incontro.
Stamattina ero al bar
della stazione prima di partire,
e c'erano delle signore che parlavano,
erano al tavolo vicino,
quindi non potevo fare
a meno di ascoltare.
Il tono di voce era alto.
- Non è uno stalker.
- No.
Parlavano con il cameriere e una fa:
"Ora iniziano le vacanze,
mi dispiace perché mi trovo
tutti i giorni con le mie amiche qui,
vengono col treno, c'è l'appuntamento".
Quindi era una cosa simpatica.
Mi hanno guardato e hanno detto:
"Lavori in stazione?", e io: "Sì".
Il piano in stazione è un prodotto FFS,
abbiamo un piano
che gira tutta la Svizzera.
- Il pianoforte.
- Esatto.
È un prodotto FFS che piace.
Però mi raccontavi
che c'era un'altra iniziativa,
credo della città di Lugano,
che ti è rimasta impressa.
È una collaborazione fra il Conservatorio
della Svizzera italiana,
città e poi enti di sostegno.
Si chiama Lugano Piano.
Ha avuto la prima
edizione l'anno scorso.
Il pianoforte in questo caso è a coda
e le persone che lo suonano
sono studenti
o professori del conservatorio,
quindi si esibiscono
in maniera spontanea
e il pubblico rimane affascinato,
cioè la gente che viaggia in treno.
Sei ad aspettare il treno, ti volti
e c'è la musicista classica che suona.
Se non ci fosse
queste persone proseguirebbero,
invece in questo modo si fermano
e vivono la stazione
direi quasi come una piazza cittadina.
Il nuovo sottopasso sarebbe adatto
per situazioni di questo tipo?
Direi proprio di sì.
Tra l'altro nell'inaugurazione
hanno partecipato anche i ragazzi
del Conservatorio della Svizzera italiana
con corni inglesi.
Anche perché il soffitto del sottopasso
è strutturato
con dei risparmi nel cemento
che sono stati riempiti
con doghe come controsoffittatura
che hanno dei materassini antirumore.
Si vedono queste belle,
a parere mio, doghe rosse
e sotto le doghe c'è un materassino
che impedisce l'effetto riverbero,
quindi anche la musica viene bene.
Quando hanno suonato
si sentiva bene in tutto il sottopasso
ed era particolarmente piacevole,
quindi non vedo perché no.
Abbiamo un'altra location
dove poter fare degli eventi.
Michele, resto da te.
Avete lavorato quattro anni e mezzo
con una stazione in esercizio.
Quanto è importante la sicurezza
in una situazione del genere?
Per noi la sicurezza
è alla base dell'esecuzione,
quindi ai pilastri
del project management,
costi, tempi e qualità,
si deve sempre affiancare la sicurezza,
che non è solo un pilastro, ma la base
che sostiene il nostro lavoro.
Distinguiamo tra sicurezza
sul luogo di lavoro e ferroviaria,
perché in un ambito specialistico
come quello ferroviario
abbiamo un settore che ci affianca
nei nostri progetti e nell'esecuzione,
che è quello
della sicurezza ferroviaria,
ed è importante perché c'è la sicurezza
della persona, dell'operaio,
ricordo che non sono sempre ferrovieri,
quindi sono ditte esterne
che devono sottostare alle nostre norme,
quindi devono ricevere
la giusta preparazione
ma devono essere accompagnate
anche nel rispetto di queste regole.
È importante comprendere
che c'è sempre l'esercizio ferroviario,
vuol dire altre persone
che sono presenti sui marciapiedi,
sui treni e che devono essere protette
al pari di chi lavora nel cantiere.
È importante portare
questa filosofia nei nostri progetti.
Ricordo a chi ci ascolta e chi ci guarda
che la Svizzera
è uno dei pochi Paesi al mondo
che a livello di ferrovia lavora
con l'esercizio ferroviario attivo.
In altri Paesi, ad esempio, vengono
chiuse tratte o stazioni per i cantieri,
da noi cerchiamo, laddove si può,
quasi sempre lo rendiamo possibile,
di lavorare davvero
con l'esercizio attivo.
Massimo torniamo ai clienti:
c'è un cliente tipo
alla stazione di Lugano?
No, non penso ci sia un cliente tipo,
forse un cliente ideale,
però non è quello a cui ti riferisci.
Sono molti i tipi di clienti
che frequentano
il Centro Viaggiatori di Lugano.
Io penso ai turisti che da aprile
a ottobre arrivano a Lugano
perché è una meta turistica.
Molte di queste persone,
arrivano spesso da oltremare,
quindi arrivano con l'aereo a Zurigo,
oppure Malpensa, e arrivano a Lugano.
Per oltremare intendi
Stati Uniti, Asia?
Sì, Oceania, anche dall'Australia
ultimamente parecchi.
Prendono Lugano come punto di partenza
del loro viaggio in Svizzera
piuttosto che in Europa.
Lo affrontano
partendo con il treno turistico
Gotthard Panorama Express,
che abbiamo da aprile a ottobre.
Lugano è una tappa del Grand Tour.
Abbiamo un altro treno turistico
molto attrattivo
che è il Bernina Express,
che parte da Tirano.
Lo si raggiunge in autobus da Lugano
e fa sì che le persone
utilizzino questo circuito
anche per passare da noi,
quindi i turisti stranieri.
Quanto è emozionante lo scambio
con culture così diverse dalla nostra?
Sì, perché poi il turista
effettivamente,
lo paragoni
con il cliente locale o business,
ha più tempo, è più rilassato,
arriva con calma e puoi anche spendere
due o tre parole sul suo Paese,
ti dà feedback su quello che ha visto
fino a quel momento,
intanto che prepara
il proseguimento del viaggio.
Questo è il lato
più gradevole e affascinante.
Poi c'è la clientela business,
persone che hanno poco tempo.
Loro puntano
ad avere il prodotto in fretta,
comfort, la linea internet giusta,
ristorazione a bordo, eccetera.
Poi abbiamo i pendolari,
penso anche agli studenti
che si recano tutti i giorni a scuola,
ma anche alle persone
che per lavoro arrivano a Lugano.
Lugano è un attrattore
anche per le professioni,
quindi molti arrivano dall'Italia,
dalla vicina Lombardia.
Poi abbiamo viaggiatori singoli,
ma anche quelli che si
spostano in gruppo.
FFS e trasporto pubblico
in genere in Svizzera
pensa molto
alle categorie di giovane età,
quindi non ci si limita più
a proporre alle scuole
il viaggio scolastico come passeggiata,
ma anche le società sportive
usufruiscono di un…
Il Lugano, ad esempio,
qualche volta ha fatto capo al treno,
per le proprie trasferte.
Il Football Club Lugano
è stato un evento per noi.
Nel 2023 hanno fatto
quattro trasferte in treno.
È stato per noi un…
- Ha fatto da testimonial anche per noi.
- Certo.
È una situazione win-win per entrambi.
Poi abbiamo persone
che si spostano nel tempo libero.
D'inverno li vedi che arrivano
con gli sci, con lo snowboard
e partono per la vacanza.
- Un bel ventaglio, insomma.
- Sì, abbiamo tutta la paletta.
Michele, abbiamo completato da poco,
o meglio, avete completato da poco
il nuovo sottopasso.
Questo è un primo passo,
perdonate il gioco di parole,
verso un futuro molto interessante.
Cosa succederà
e come sarà la nuova stazione di Lugano?
La stazione di Lugano ha subito
negli ultimi anni grandi cambiamenti.
Dal 2013 al 2017
è stata rinnovata la funicolare
e costruito il nuovo atrio.
Abbiamo inaugurato il sottopasso
qualche settimana fa,
e i prossimi progetti
che fanno parte del comparto StazLu,
oltre al tunnel stradale Genzana,
che è attualmente in costruzione,
saranno il comparto Besso,
che comprenderà
nella zona più alta della stazione
il nuovo autosilo,
il nuovo interscambio,
cosi che tutti i bus,
nel momento in cui verrà completato,
saranno spostati dall'altro lato
e per cui la terrazza
sarà a disposizione solo dei pedoni.
Dopodiché arriverà il tram treno,
che è la grande infrastruttura
dei prossimi anni che cambierà
il volto della mobilità ticinese.
È prevista una stazione sotterranea
al di sotto della stazione di Lugano
che si collegherà al sottopasso
che abbiamo costruito.
Noi abbiamo già costruito
un portale in cemento armato
che accoglierà gli utenti
che arriveranno con le scale mobili.
L'orizzonte temporale per questo,
quando vi sarà autosilo,
interscambio e tram treno
sarà presumibilmente il 2034.
- In realtà manca poco.
- Manca pochissimo.
Bene. Massimo, Michele,
vi ringrazio per averci portato
dietro le quinte della stazione
e per aver guardato
al futuro insieme a noi.
Grazie a chi ci ha guardati, ascoltati,
e a chi si è interessato
a questa puntata.
Ricordo che questa è la prima puntata
in italiano del podcast FFS,
ne seguiranno altre,
anche in tedesco e in francese.
Vi aspettiamo. Alla prossima.
Questo podcast
termina qui la propria corsa.
Vi preghiamo di scendere dal treno.
Arrivederci e a presto.